“La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo.

La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità.
Tuttavia, la Dieta Mediterranea (dal greco diaita, o stile di vita) è molto più che un semplice alimento. Essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende.

La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo come nelle zone della Soria in Spagna, Koroni in Grecia, Cilento in Italia e Chefchaouen in Marocco. “Il termine “Dieta Mediterranea” fu coniato negli anni ’60 dal ricercatore americano Ancel Keys. Keys soggiornò negli anni ’50 nel Sud dell’Italia e con la sua equipe effettuò uno studio in cui si confrontavano le abitudini alimentari degli Stati Uniti, Giappone, Italia, Grecia, Jugoslavia, Olanda e Finlandia. Questo studio ebbe inizio dopo che si osservò come il rapporto in quelle popolazioni tra alimentazione/tasso di mortalità e cause, risultava molto basso per malattie cardiovascolari.

Dai risultati emerse che la mortalità per cardiopatia ischemica era nettamente inferiore tra le popolazioni situate intorno al Mediterraneo. L’Italia insieme alla Grecia risultò uno dei paesi con la più bassa incidenza di malattie cardiovascolari.
Tuttavia le abitudini alimentari dell’Italia non erano omogenee: nel Sud si mangiava più legumi, cereali, ortaggi, frutta, pesce, olio di oliva e meno carne, latticini, uova e burro. Più alto era il consumo di grassi animali e più alto era la frequenza di malattie cardiovascolari. La mortalità superiore delle altre popolazioni della ricerca furono attribuite alla dieta che includeva una quota elevata di grassi saturi quali strutto, burro, carne rossa , confermato da ulteriori studi. Ancel Keys aveva evidenziato i benefici della dieta del contadino meridionale degli anni ’50 , e su cui si sarebbe basata la piramide alimentare adottata nei paesi anglosassoni.
L’efficacia preventiva del modello alimentare mediterraneo nei confronti delle malattie cronico-degenerative (obesità, malattia cardiovascolare aterosclerotica, ipertensione, diabete e tumori)è stata confermata nel corso degli anni dalla ricerca scientifica.
Essa risulta correlata ad uno stile alimentare in cui prevale il consumo quotidiano, come detto prima, di alimenti rappresentativi della tradizione mediterranea: cereali poco raffinati, legumi, pesce, olio di oliva, frutta fresca e secca, verdura, carni rosse, latticini e zuccheri semplici. Importante ai fini di una buona salute è che queste abitudini alimentari siano mantenute nel tempo e che non si ecceda nei consumi, specie per quanto riguarda latticini, zuccheri semplici e grassi animali.

Da qui l’importanza di educare non solo gli adulti ma anche i bambini in ambito scolastico e sin dall’asilo nido a sviluppare sane abitudini alimentari mediterranee. Una sana alimentazione si può quindi ottenere proponendo menu nutrizionalmente equilibrati, nel rispetto dei LARN (LIVELLI DI ASSUNZIONE GIORNALIERI RACCOMANDATI DI NUTRIENTI PER LA POPOLAZIONE ITALIANA , SOCIETÀ ITALIANA DI NUTRIZIONE UMANA) e delle linee guida per una sana alimentazione dell’INRAN.